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Art in Italy | luoghi, persone, storie e sapori dell'arte

TAG | Venezia

Isabella Ragonese sul red carpet del film Il Giovane Favoloso alla
71. Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. Credits Valentina Zanaga

Dobbiamo dare atto a Mario Martone di aver realizzato un film su un personaggio tutt’altro che facile: Giacomo Leopardi. Le intenzioni di Martone erano buone, ma all’uscita dalla sala sembra di aver assistito più ad un film per la TV che ad un prodotto creato per il grande schermo. Elio Germano è abbastanza bravo ad interpretarne il ruolo, anche se forse un pò troppo accademico (aspetto che condiziona spesso il cinema di casa nostra), mentre incanta la fotografia di Renato Berta, realizzata nella splendida cornice di Recanati e tra gli angoli di Roma e Firenze. (altro…)

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Giovan Battista Piranesi, veduta della Piramide Cestia, XVIII sec.

Giovan Battista Piranesi, veduta della Piramide Cestia, XVIII sec.

Imperdibile: ‘Le arti di Piranesi. Architetto, incisore, antiquario, vedutista e designer’, ideata e realizzata da Michele de Lucchi, curata da Giuseppe Pavanello e Adam Lowe, fino al 9 gennaio alla Fondazione Cini di Venezia.

Una mostra innovativa, multiforme e multimediale quella che la Fondazione Cini ha allestito sul genio di Giovan Battista Piranesi.
Le ermetiche vedute secentesche del veneziano sono accostate alle opere fotografiche che Gabriele Basilico ha scattato negli stessi siti; parte dell’arredo della mostra è costituito da scenografiche gigantografie e da suggestive riproduzioni in tridimensione dei complessi oggetti piranesiani; inoltre è possibile consultare i due taccuini d’artista in touch-screen e, per di più, una particolarissima ricostruzione video rende possibile l’addentrarsi nell’oscura complessità delle famose Carceri. Tutto ciò corrisponde all’aspetto innovativo di questa esposizione.
Lo studioso apprezzerà invece l’omaggio che la Fondazione Cini tributa al grande incisore veneto esibendo una selezione di oltre trecento opere grafiche originali tratte dalle proprie collezioni ed esemplarmente esposte in ordine cronologico e tematico. (altro…)

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Stanley Kubrik, Storia di un lustrascarpe, 1947

Stanley Kubrik, Storia di un lustrascarpe, 1947

In seguto al successo dell’allestimento milanese, la mostra Stanley Kubrik. Fotografo (1945-1950), curata da Rainer Crone, si terrà fino al 14 novembre nel veneziano Palazzo Franchetti Cavalli, sede dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti.
Qui sono in esposizione duecento fotografie provenienti dalla Library of Congress di Washington e dal Museum of the City di NY, dove vengono conservati circa 20.000 negativi dell’artista americano, recentemente riscoperti.
Infatti ben poco era noto del Kubrik fotografo, che si cimentò dietro l’obiettivo della sua rolleiflex dal 1945 al 1950, periodo in cui, a soli 17 anni, fu assunto dalla rivista “Look”.

Fin dalle prime immagini in mostra, rigorosamente in bianco e nero, ci si rende conto che in ogni foto c’è una storia e c’è già un piccolo film. Nonostante i soggetti siano neorealisticamente tratti dalla strada, dei luoghi di studio, di lavoro, di divertimento della gente comune, la foto in realtà è studiata e costruita con la perfezione formale che si rivelerà successivamente nel cinema di Kubrik. Forte è anche il senso di partecipazione sociale dell’autore.
Il curatore cita il contemporaneo Cartier-Bresson: “Per dare un significato al mondo bisogna farsi coinvolgere dalle scene che compaiono nel mirino. Questo atteggiamento esige concentrazione, disciplina mentale, sensibilità, senso della geometria. E’ risparmiando sui mezzi che si arriva alla semplicità dell’espressione.”
Le scene di lavoro dei pescatori di Nazare, nel Portogallo (1948), sono affidate a chiarosuri netti e al contrasto delle vesti color inchiostro delle donne con la traslucente trasparenza dell’acqua, la densità dell’aria e l’arsa luminosità della sabbia. Se nelle intense sequenze dei lavoratori prevale l’espressionismo costruttivista, la descizione dei turisti ripresi in albergo, al café o tra le architetture moresche si rivela lo stile di una costruzione cinematografica hitchkockiana e i tagli grandangolari di Orson Welles.
Risale al 1947 la storia narrata per immagini della giornata di un lustrascarpe, che finisce davanti al cinema dove danno il Libro della Giungla di Alexander Korde; osservando l’allevamento di piccioni viaggiatori che il ragazzino ha allestito sui tetti di New York non si può non pensare al più tardo Fronte del Porto (1954).
Stanley Kubrik documenta poi gli esperimenti alla Columbia Universty, dove Bohr dimostrò la qualità fissile dell’uranio; le foto ritraggono studenti e professori; quella degli scienziati con il ciclotrone rimanda subito ad una spy story. Descrive l’universo del Circo, visto da dietro e fuori le quinte, cogliendone i cliché: gli acrobati, il domatore, i clown, i cuccioli animali e umani, i personaggi particolari e il notturno con il cameo dello spettacolo al suo interno. Le pose dell’attrice debuttante, il furgone cellulare ripreso con polizia e delinquenti, la vita degli studenti nell’ateneo del Michigan – il primo ad accettare le donne nel 1870 – la città degli orfani (Mooseheart), il jazz club e, a conclusione della mostra, il corto finale focalizzato sulla storia di un pugile (che cita l’opera prima di Kubrik, Prizefighter, del ’49),  Killer’s Kiss (1955), rivelano la professionalità e allo stesso tempo la prossimità ai soggetti di questo autore straordinario, che inizia con la fotografia, ma è già nel cinema, che dialoga con i maestri e con i contemporanei passando con disinvoltura da un registro all’altro e mantenendo tutavia la coerenza e limpidezza di stile che lo contraddistigueranno in tutto il successivo iter cinematografico.

Stanley Kubrik. Fotografo
Venezia, Palazzo Cavalli Franchetti
Campo Santo Stefano
28 agosto – 14 novembre 2010
10:00 – 19:00 (la biglietteria chiude alle 18:30)
tel. 199.199.111
www.mostrakubrick.it

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67^ Biennale Cinema VeneziaVincent Gallo, Buffalo (New York) 1961.  Attore, sceneggiatore, regista, musicista, pittore.
Di origine italoamericana, a sedici anni lascia la famiglia e si trasferisce a New York in cerca di fortuna.
Si fa notare nell’ambiente intellettuale grazie al suo carattere estroso e dotato di talento artistico. Negli anni Ottanta e Novanta fa parte di numerose band musicali, dove incontra anche Jean Michel Basquiat, allora membro del gruppo, divenuto poi suo grande amico. Per potersi mantenere, posa per Calvin Klein, diventando uno dei volti pubblicitari più conosciuti del periodo. Il suo irrefrenabile desiderio di esprimersi trova spazio anche nella pittura, prima di esplodere nella recitazione.
E’ con Buffalo ‘66 (1998) suo primo lungometraggio come regista, che riesce a farsi conoscere nell’ambiente underground del cinema americano. Il film, ideato, scritto, musicato e interpretato da Vincent Gallo e Christina Ricci, è la storia romantica tra due solitari alla ricerca di un’occasione di rivincita.
Fin dall’inizio l’autore mette in luce il suo personale gusto nel distaccarsi dai classici codici narrativi Hollywoodiani, grazie all’utilizzo dello split-screen al posto dei flashback, al ricorso ad una pellicola Kodak invertibile per ottenere una fotografia irrealistica (molto saturata nei colori e nei contrasti) e all’originalità dei dialoghi.
The Brown Bunny (2003) è invece la sua seconda opera cinematografica. Scritta, diretta e interpretata dallo stesso Gallo (qui anche in veste di sceneggiatore) ha fatto parlare di sé principalmente a causa della lunga ed esplicita scena di sesso orale praticata al protagonista dall’attrice Chloe Sevigny, al tempo sua compagna nella vita reale. Presentato in concorso al 56mo Festival di Cannes, ha suscitato enorme scalpore. La critica, che aveva accolto bene il suo primo film, ha invece stroncato quasi all’unanimità la sua seconda pellicola, etichettandola in poco tempo come la peggiore mai ammessa al prestigioso festival francese. The Brown Bunny è un film difficile e personale, che probabilmente solo chi ama la narcisistica megalomania del suo autore può apprezzare; allo stesso tempo però, è anche un viaggio americano, attraverso le province desolate e le strade solitarie, che merita di essere visto.
Vincent Gallo in Essential killing

Vincent Gallo in Essential killing di Jerzy Skolimowski

Artista poliedrico, Gallo è di certo uno dei più narcisisti, talentuosi ed eccentrici artisti del cinema indipendente americano. Sbarcato al Lido in passamontagna, assente dal red carpet, ha disertato tutti gli incontri pubblici per le presentazioni dei suoi due film, si è rifiutato di partecipare alle conferenze stampa e ai photo-call e anche di ritirare personalmente il premio assegnatoli, ma a quanto pare è stato visto chiacchierare con qualche fan nei posti più appartati e partecipare a molte proiezioni, come un vero spettatore cinefilo. Arrivato con l’intenzione di non dare nell’occhio, ha invece prodotto più frastuono degli altri.

Francesca Galluccio

(segue II parte)

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Giacomo Favretto, In Pinacoteca

Giacomo Favretto In Pinacoteca, 1874/75 olio su tavola, cm 28x18 Collezione privata

A Venezia, presso il Museo Correr, è in pieno svolgimento la mostra Venezia fascino e seduzione dedicata a Giacomo Favretto (chiude il 21 novembre 2010).
Giacomo Favretto (1849-1887), veneziano – tra i più importanti maestri dell’Ottocento italiano, per la qualità della pittura, l’originalità del percorso, le contiguità con l’opera di altri artisti a lui vicini o contemporanei – è ritenuto vero “innovatore“ della scuola veneziana della seconda metà del secolo. Favretto  recupera, aggiornandoli, gli aspetti peculiari della grande tradizione veneta – da Longhi a Tiepolo – abbandonati nella prima metà dell’Ottocento a favore della pittura di storia e di quella di paesaggio.
Favretto sarà un pittore di enorme successo nella sua breve, intensa carriera. Scomparirà prematuramente nel 1887 lasciando sul cavalletto, incompiuto, quel Liston moderno che avrebbe forse potuto rappresentare una possibile declinazione veneziana delle più moderne tendenze internazionali: ma la Biennale nascerà a Venezia solo nel 1895.
È, questa, la prima mostra a lui dedicata dal 1899. Coprodotta con il Chiostro del Bramante di Roma, approda doverosamente a Venezia, in una versione ricca e aggiornata con straordinari inediti.
Circa ottanta le opere esposte. Di Favretto si copre l’intero arco della produzione artistica, presentando, tra l’altro, capolavori già appartenuti alle raccolte del Re d’Italia e notevoli opere sconosciute al grande  pubblico, provenienti da Musei o collezioni private; ma, con particolare attenzione, la mostra si sofferma anche su relazioni e confronti tra Favretto e altri protagonisti della pittura veneta coeva, tra cui Ettore Tito, Alessandro Milesi, Guglielmo Ciardi, Luigi Nono…. (altro…)

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