Venezia#81 Beetlejuice Beetlejuice, Bellucci!

Venezia#81 La divina Monica Bellucci sorride radiosa sul red carpet del film Beetlejuice Beetlejuice, in cui è diretta dal compagno, Tim Burton. Photo Octavian Micleusanu
Venezia#81 Monica Bellucci e Tim Burton incontrano il pubblico sul red carpet del film Beetlejuice-Beetlejuice (fuori concorso)
Venezia#81 Monica Bellucci e Tim Burton incontrano il pubblico sul red carpet del film Beetlejuice-Beetlejuice (fuori concorso). Photo by Octavian Micleusanu

36 anni dopo… è stato presentato all’81esima Mostra Cinematografica Internazionale di Venezia, fuori concorso, il sequel del fortunatissimo “originale” Beetlejuice, lungometraggio che ha lanciato il regista Tim Burton sugli schermi del grande pubblico internazionale. Del cast originale restano i divi Catherine O’Hara, Michael Keaton e Winona Rider, e Tim Burton ha chiesto l’approvazione a tutti per realizzare quest’impresa al meglio.
La trama è quella di un classico “seguito”:  famiglia Deetz torna a casa a Winter River. Qui la figlia di Lydia, Astrid, in piena crisi adolescenziale, si reca in soffitta, scopre il modello della città e accidentalmente apre il portale dell’Aldilà. Nel susseguirsi degli eventi,  il nome di Beetlejuice è pronunciato tre volte e il dispettoso demone torni a scatenare il caos a suo modo.
” Mi sono sempre identificato con Lydia – afferma il regista, che si è presentato al Lido con la sempre splendida compagna Monica Bellucci – quindi ho iniziato a pensare a come si sarebbe svolta la sua vita: passare dall’essere una tosta ragazzina a un’adulta. Cosa le è successo in trentacinque anni? Cosa succede a tutti noi? A volte, invecchiando, perdiamo un po’ parte di noi, prendiamo una certa strada, facciamo un certo viaggio, abbiamo varie relazioni, e tutto questo ci cambia. Mi identificavo con Lydia allora e mi identifico con lei adesso. Questo nuovo film è anche molto personale per me, in parte perché ha lo stesso spirito del primo: molta improvvisazione, molti effetti speciali non digitali e semplicemente molta libertà di fare quello che volevo fare. Mi ha ricordato il vero motivo per cui mi piace fare film. E il cast, non solo Michael, Catherine e Winona, ma anche Jenna, Justin, Monica, Willem, lo ha reso un film per me molto speciale”.
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81esima Mostra Cinematografica Internazionale di Venezia,, Danel Dafoe e Giada Colagrande si presentano al pubblico sul red carpet del film Beetlejuice, Beetlejuice. Photo by Octavian Micleusanu

La Biennale di VeneziaCinema (2024)
Fuori Concorso Beetlejuice Beetlejuice
Regia: Tim Burton
Produzione: Warner Bros. Pictures (Marc Toberoff, Dede Gardner, Jeremy Kleiner, Tommy Harper, Tim Burton), Sara Desmond, Katterli Frauenfelder, Alfred Gough, Miles Millar, Larry Wilson, Laurence Senelick, Brad Pitt
Durata: 104’
Lingua: Inglese
Paesi: Usa, Regno Unito
Interpreti: Michael Keaton, Winona Ryder, Catherine O’Hara, Justin Theroux, Monica Bellucci, Arthur Conti, Jenna Ortega, Willem Dafoe
Fotografia: Haris Zambarloukos
Montaggio: Jay Prychidny
Scenografia: Mark Scruton
Costumi: Colleen Atwood
Musica: Danny Elfman
Suono: Stuart Wilson, Jimmy Boyle, Chris Burdon, Gilbert Lake
Effetti visivi: Angus Bickerton, Alex Bicknell
Liberamente ispirato ai personaggi di Michael Mcdowell, Larry Wilson – una storia di Alfred Gough, Miles Millar, Seth Grahame-Smith

 

Roma / IX Film Festival – Costner, Dafoe, Chaplin: gli ultimi divi in passerella

evin Kostner saluta il pubblico dal red carpet del Festival Internazionale del Cinema di Roma. Credits Octavian Micleusanu
Kevin Kostner saluta il pubblico dal red carpet del Festival Internazionale del Cinema di Roma. Credits Octavian Micleusanu

Roma, calato il sipario sulla Nona edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, restano nella memoria gli scatti degli ultimi, bellissimi, divi protagonisti dei film che presto vedremo nelle sale o comodamente a casa.
Per primo Kevin Costner, in passerella, accompagnato dalla figlia Lily, per il film Black and White, girato da Mike Binder.
La pellicola, che tratta dei problemi razziali dell’America d’oggi, è stata in parte finanziata dall’attore statunitense, che qui recita a fianco del premio Oscar Octavia Spencer. Leggi tutto “Roma / IX Film Festival – Costner, Dafoe, Chaplin: gli ultimi divi in passerella”

#Venezia71 – Il Pasolini di Abel Ferrara

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Ninetto Davoli sul red carpet del film “Pasolini”, girato da Abel Ferrara, alla 71. Mostra Cinematografica Internazionale di Venezia. Credits Valentina Zanaga

Al festival di Venezia c’era molta attesa per il film di Abel Ferrara, che mette in scena l’ultimo giorno di vita di Pier Paolo Pasolini, ucciso sulla spiaggia di Olbia la notte del 2 novembre del 1975. Per interpretare il suo ruolo Ferrara ha scelto Willem Dafoe, con cui ormai collabora fedelmente. Leggi tutto “#Venezia71 – Il Pasolini di Abel Ferrara”

La magia di Marina Abramovič ad Arte Fiera 2011

Marina Abramovic ad Arte Fiera di Bologna 2011, foto Eleonora Sole Travagli
Marina Abramovic ad Arte Fiera di Bologna 2011, foto Eleonora Sole Travagli

Anche quest’anno il sipario di Arte Fiera – e il suo pulsante cuore urbano, Art First – chiude a Bologna con un “abbrivio” che lascia il segno: il passaggio travolgente di Marina Abramovič, dea della performance, sempre più carismatica, magica come non mai.
L’abbiamo incontrata venerdì 28 gennaio, presso la gremita Aula Magna di Santa Lucia, in occasione della proiezione di Seven Easy Pieces, il suo film/documentario firmato dalla regia di Babette Mangolte e interamente girato al Guggenheim Museum di New York, in cui ridona vita a sette performance, omaggio sia a se stessa, sia a grandi performer che, negli anni ’70, hanno contribuito alla creazione dei cosiddetti Happening, quali: Gina Pane, Vito Acconci, Bruce Nauman…
Marina ha sottolineato l’enorme importanza della salvaguardia di tutto questo materiale che molto spesso, in quegli anni, non veniva documentato e svaniva esattamente al terminare di ogni performance – Mi rivolgo ai giovani artisti che vogliono avvalersi del materiale di quegli anni. Vorrei comunicare loro la corretta modalità d’uso: occorre chiedere il permesso all’artista, pagarne i diritti, e occorre elaborare una propria nuova versione dell’opera citando sempre la fonte da cui deriva. Tutto ciò non è mai stato fatto fino ad oggi, gli artisti hanno sempre e solo “rubato” dagli anni ’70 come del resto la moda, il design, il cinema ecc. tutti si sono avvalsi di questo patrimonio senza riconoscerne mai alcun credito, da cui la volontà di realizzare Seven Easy Pieces, con l’intento di salvaguardare, di documentare ciò che rischia di svanire nel nulla senza nessun riconoscimento. –
Indubbiamente ironico considerare “easy” le sette performance di cui è costituito il film, vedendole scorrere sullo schermo si assiste ad una Marina trasformata. Lei stessa asserisce che la durata di sei/sette ore che caratterizza ogni performance è un quid sopraggiunto con il tempo, non dato dalla forza fisica, bensì da una forza interiore, coadiuvata da disciplina, autocontrollo – quello che riesco a fare ora, a 60 anni, non riuscivo a farlo a 25 – racconta – Thomas Lips, ad esempio, è una performance del ’75 che feci per la prima volta ad Innsbruck. Allora durò solamente un’ora. –
Una forza interiore che deriva dall’essere presente con anima e corpo nel preciso istante in cui tutto questo accade, hic et nunc, in questa dimensione il tempo non esiste e si è, semplicemente.
Di estrema importanza è poi il rapporto con il pubblico dal quale attinge e dona energia a sua volta, ma ben specifica – non faccio distinzioni tra una persona e l’altra, la cosa fondamentale è che ogni individuo sia presente altrimenti non si verifica alcun scambio. Del resto, tu potresti essere di fronte a me con il corpo ed essere ad Honolulu con la mente… –

La presenza del pubblico è ciò che consente di realizzare anche questo tipo di performance particolarmente icastiche ed estreme. Marina afferma di non ricercare in alcun modo situazioni di dolore, di paura, di violenza nella sua vita privata, anzi! Di fronte alla domanda relativa alla realizzazione di una performance del suo stesso suicidio, risponde più volte – Io amo la vita! –
Tuttavia sottolinea l’importanza delle esperienze traumatiche che caratterizzano la vita di ogni essere umano poiché è proprio da esse che si trae insegnamento, esse costituiscono la base per il cambiamento, la crescita, la trasformazione. Realizzare performance che “scandagliano” le paure ancestrali di ognuno di noi rappresenta un mezzo per estrinsecarle, comprenderle e trasformarle in forza – durante le performance io non sono altro che uno specchio nel quale si riflettono le paure che ci ossessionano: il dolore, la malattia, la morte. E’ un modo per guardare negli occhi la paura, brutalmente se vogliamo, ma il solo guardarla nel profondo ci consente poi di liberarcene. Dobbiamo riappropriarci della consapevolezza della nostra forza mentale, oggi sostituiamo tutto con la tecnologia e non ci rendiamo conto che questo ci rende “invalidi”, non ci avvaliamo più del nostro sentire, ricorriamo piuttosto al cellulare! –
Ritorna inoltre insistentemente anche il numero sette: sette le performance del film, sette le ore di durata per ognuna. In effetti, è un numero a lei caro: sette sono le ore di apertura dei musei, ma sette è anche un numero magico legato alla sua passione per la numerologia…
Introducendo il suo nuovo progetto teatrale che andrà in scena al Manchester International Festival nel luglio prossimo, dal titolo Life and death of Marina Abramovič, in collaborazione con Bob Wilson e Willem Dafoe ci saluta, “vulcano Marina” senza dimenticare di abbracciare, nella sala gremita, gli amici artisti e galleristi che l’avevano accolta nella fervente Bologna degli anni ’70 , lasciandoci nella nostra personale ricerca di un equilibrio tra logica e passione, raziocinio e creatività.
Eleonora Sole Travagli

Marina Abramovič
Arte Fiera – Art First
Aula Magna di Santa Lucia
via Castiglione 26, Bologna
28 gennaio 2011 ore 21.00
Alma Mater Studiorum – Università di Bologna e UniboCultura
Dipartimento di Arti Visive
Culturalia
tel. 051-6569105
cell. 392-2527126
www.ladyperformance.it

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