Let’s dance. Sguardi sulla Biennale danza 2015

Xavier Le Roy,  "Low pieces" (2009-2011) - photo courtesy Vincent Caravac
Xavier Le Roy, “Low pieces” (2009-2011) – photo courtesy Vincent Caravac

La Biennale Danza di Venezia è da pochi giorni terminata e rimangono negli occhi le immagini di tante sfumature diverse sulla coreografia contemporanea. Il fitto programma, condensato in un fine settimana, attraversa la città passando per i tipici campi, i palazzi e i teatri fino all’Arsenale, entrando qui in contatto ravvicinato anche con la Biennale Arte. Leggi tutto “Let’s dance. Sguardi sulla Biennale danza 2015”

Teosofi e pensiero teosofico alla Biennale di Venezia

Carl Gustav Jung, The Red Book [page 655], 1915-1959, Paper, ink, tempera, gold paint, red leather binding, 40 x 31 x 10cm, © 2009 Foundation of the Works of C.G. Jung, Zürich. First published by W.W. Norton & Co., New York 2009
Carl Gustav Jung, The Red Book [page 655], 1915-1959, Paper, ink, tempera, gold paint, red leather binding, 40 x 31 x 10cm, © 2009 Foundation of the Works of C.G. Jung, Zürich. First published by W.W. Norton & Co., New York 2009
Palazzo enciclopedico e wunderkammer dell’arte – contenitore in cui si misura un elevato gradiente estetico  fra opere raffinatissime, spesso storicizzate, e feroci icone del degrado contemporaneo, oltre ai lavori dei soliti noti – la 54a Biennale di Massimiliano Gioni si ammanta di un’aura mista di esoterismo, esotismo, antropologia visuale e tecnologia, calcando le orme della storia da fine Ottocento ai giorni nostri: un immaginario curatoriale che, nella migliore tradizione biennalesca, “cita” Aby Warburg e André Breton, Jean Baudrillard, Harald Szeemann e Paolo Portoghesi. Finalmente, poi, Gioni riscopre le visioni Liberty di Galileo Chini al Padiglione centrale, che l’architetto romano aveva già restaurato per la sua Arte e Scienza del 1986. Leggi tutto “Teosofi e pensiero teosofico alla Biennale di Venezia”

I capolavori del Giappone agli albori della fotografia

Raimund von Stillfried-Ratenitz. Lottatori di Sumo ed arbitro. 1872
Raimund von Stillfried-Ratenitz. Lottatori di Sumo ed arbitro. 1872

Inaugurata a Venezia nell’affascinante cornice neogotica del prestigioso palazzo Franchetti Cavalli  la mostra Fotografia de Giappone (1860-1910). I capolavori: 150 stampe fotografiche originali realizzate da maestri come Kusakabe Kimbei e Felice Beato, che fondò la Scuola di Yokohama e lo stile omonimo con la tecnica delle stampe all’albumina finissimamente colorate a mano, tanto che il risultato si avvicina molto alle odierne foto a colori.
L’immaginario nipponico vi viene declinato spesso dal punto di vista dell’esotismo occidentale, in ogni sua accezione. Vi sono la visione artificiale del paesaggio, delle stampe del ukiyo-e, delle arti marziali, della donna giapponese, del monaco, delle città, delle feste religiose, anche delle anomalie e “capricci” spesso presenti nell’arte giapponese. Leggi tutto “I capolavori del Giappone agli albori della fotografia”

No Title Gallery: “Intro”, le ossa della terra

Roberta Feoli, La familia de Paloma, 2011
Roberta Feoli, La familia de Paloma, 2011

Il 20 novembre 2011 la galleria virtuale No Title Gallery inaugura la doppia esposizione d’arte di Roberta Feoli e Giulio Vesprini nello spazio tangibile dell’Arci Fuzzy di Mantova.
Bianco e nero, osso e pietra: grafica, forma e simbolo permanenti della terra e dell’eterno trascorrere del tempo. Senza esitazioni i due artisti si addentrano nel tema ctonio, sia con lo studio sterometrico di stratificate “rocce lunari” che con forme post-umane, scheletri di forti personalità ancora vive come nella figura della Santa Muerte. Leggi tutto “No Title Gallery: “Intro”, le ossa della terra”

54a Biennale Arte / The Turrel Experience

James Turrel, Cross Corner projection, Palazzo Contarini degli Scrigni, Venezia, ca. 1966 -2011. Foto Herta Manenti
James Turrel, Cross Corner projection, Palazzo Contarini degli Scrigni, Venezia, ca. 1966 -2011. Foto Herta Manenti

Siedi nel silenzio, volgiti all’interno e “accogli la luce”: James Turrel, discendente di una famiglia Quacker, ne eredita l’assioma e lo trasforma in opera d’arte. Amato e odiato, l’artista californiano sta spopolando alla 54a Biennale Arte con Ganzfeld Apani, un lavoro ambientale che si trova in esposizione alle Corderie dell’Arsenale, ma anche con la più classica Cross Corner projection collocata a Palazzo Contarini degli Scrigni nell’ambito di un evento collaterale dedicato agli artisti californiani degli anni Sessanta, sul sottile crinale che divide Astrattismo e Pop art.
Oltre all’eredità quacchera, Turrel s’ispira alla filosofia platonica e a quella del Tibet, all’ermetismo egiziano e alla sapienza degli Henge britannici. Compiuti gli studi di psicologia, matematica e geologia, l’eclettico Turrel – pilota cartografo, obiettore di coscienza in Vietnam –  fin dagli anni Sessanta, si cimenta in opere d’arte che hanno come protagonista la luce/colore e che suscitano nel fruitore il sentimento del Sublime.

James Turrel, Ganzfeld Apani, Biennale di Venezia, 2011, foto Francesca Galluccio
James Turrel, Ganzfeld Apani, Biennale di Venezia, 2011, foto Francesca Galluccio

Per risalire al precedente più diretto bisogna tornare ai tardi anni 40, al tempo della definitiva emancipazione della pittura statunitense da quella europea, con l’esperienza del Color Field painting. Questo movimento tentò di rifondare su basi filosofiche la cultura e la società americana, traendo insegnamento dalla visione della Natura e dagli archetipi ereditati dagli abitanti originari dell’America, i nativi indiani.
Barnett Newman, Marc Rothko, Clifford Still, per primi allestirono grandi mostre d’arte precolombiana e fondarono una nuova estetica, iniziando a dipingere tele di grandi dimensioni con vibranti campiture di colore a monocromo, stratificato e velato di modo che la luminosità emanasse dal cuore stesso della pittura, recuperando così il concetto metafisico dell’aura, perduto tra le due guerre, e con esso la percezione della trascendenza nell’arte. Leggi tutto “54a Biennale Arte / The Turrel Experience”